Ci siamo costituiti a maggio di quest’anno e siamo stati pienamente riconosciuti come Onlus dal 1°agosto del 2017. La nostra operatività si rivolge ai profughi in Libano. La prima missione dalla costituzione ci vede partecipare in 2 medici specialisti: la dott.ssa Maria Luisa Carucci, otorino, e la sottoscritta, Lucia De Conno, dermatologa. Siamo partite il 6 novembre con rientro previsto il 14 novembre.

Dai diari di Lucia De Conno

Oggi siamo a CHATILA, campo palestinese alla periferia sud di Beirut. E’ per tutti noi la “prima volta” con i palestinesi.
La scuola è situata al termine di un vicolo strettissimo, i cui cielo è coperto da una costellazione di fili elettrici fluttuanti e il cui selciato è una fanghiglia che assomiglia ad un pantano. Al termine di questo viottolo entriamo in una scuola, annunciata da qualche murales colorato che tenta di dare energia e luce a questo posto BUIO. Subito mi colpisce che non c’è nessuna possibilità di luce naturale all’interno della struttura. Finestre piccolissime che si affacciano su vicoli con edifici altissimi, ove non filtra neanche l’aria… se non fosse per l’elettrificazione qui non si potrebbe vivere!
Dopo circa due ore che stiamo visitando ci dicono di poter disporre di collaboratori italiani in questo momento operanti nei campi, cooperatori di “Un ponte per…” e in missione di pace.
Giulia e Jacopo saranno nei giorni futuri il trattino d’unione che ci mancava: i nostri primi mediatori culturali.
Maria Luisa visita circa 25 bambini ed io circa una decina. Al termine Maria Luisa pratica un esame audiometrico su un bimbo, Arafat, che le maestre ci avevano segnalato come poco attento. Sicuramente IPOUDENTE! Dovrà fare ulteriori accertamenti e forse correggere con protesi il prima possibile.
Mi viene da pensare – mentre carichiamo nuovamente i pacchi nel bagagliaio – che anche se fosse solo per questa visita audiometrica la nostra presenza qui oggi, in questa scuola “del vicolo buio”…è stata più che giustificata!

Oggi siamo a BOURJ AL BARAJNEH, campo palestinese ancora alla periferia di Beirut. All’arrivo nel “ghetto” un nodo alla gola ci assale: non possiamo non osservare la sbarra che delimita il campo e la stessa sensazione di ieri che si ripete, con le strade che si impiccoliscono, rendendo la circolazione difficile. Il campo è senza sole, angusto, stradine strette, fili elettrici penzolanti e aria irrespirabile!
La stessa claustrofobia di ieri mi assale per un po’.
Ancora tanti bambini, si comincia con i piccolini, scuola materna, per passare ai più grandicelli, età da elementare. Anche qui tanto lavoro per Maria Luisa. Osserviamo che sono prevalenti le patologie otorino rispetto a quelle dermatologiche e ci sembra evidente il rapporto delle infiammazioni delle vie respiratorie con la situazione ambientale.
Tra tutti i miei casi (circa quindici) mi colpisce un adolescente di 14 anni con postumi di ustione su tutto il tronco. Ricoverata per un lungo periodo in ospedale oggi presenta inestetici risultati delle terapie praticate. Poverina, già orfana di entrambi i genitori, siriana, ospite con la zia in un campo palestinese di Beirut…ha dovuto affrontare anche una grave ustione.
Prima di uscire ci viene fatto il dono di una collanina di perline e braccialetti, manufatti artigianalmente, con la bandiera palestinese, che indossiamo subito.

Questo giorno è dedicato alla BEKAA. Operiamo nelle scuole dei campi siriani di SAADNAYEL e BARR ELIES. Questi bimbi sono a noi conosciuti da tempo, i loro volti e quelli degli insegnanti ci sono familiari, ma è la prima volta che ci muoviamo qui come ONLUS (appena costituita e riconosciuta a settembre scorso) e subito mi appare l’utilità di questo passaggio. Se non fossimo stati una onlus, sicuramente non avremmo potuto contare sull’aiuto di Giulia e Jacopo che oggi sono con noi in veste di mediatori culturali.
Osservo che il numero delle patologie e la loro gravità si è molto ridotto dalla prima volta che ho visitato questi bambini. Anche i maestri sono più consapevoli dopo quel giorno di formazione in cui ho cercato di mostrare loro le patologie dermatologiche infettive di maggior interesse.
Nel pomeriggio a BARR ELIES, non ci accomodiamo in un container ma ci sediamo attorno ad una scrivania collocata in un finto giardino esterno. L’aria che odora fortemente di fogna (perché il vento spira verso di noi) inizialmente non ci consente una gran concentrazione. Sta ricominciando il prurito in questo posto, ma osservo con piacere che il direttore della scuola e alcuni maestri sono in grado di riconoscere ormai le papule fin dalla fase iniziale, sono in grado di utilizzare le terapie che abbiamo smistato lo scorso anno e non devo più faticare per convincerli. Un gran risultato mi sembra, connesso alla formazione!

Oggi siamo nel campo palestinese di BEDDAWI , in prossimità di Tripoli. Visitiamo in due stanze separate ma attigue e pulite, che si affacciano su un giardino prospiciente alla scuola. Per noi è il giorno dell’incontro con Tala, la bambina di 8 anni affetta da epidermolisi bollosa. Non sarà possibile dimenticare l’emozione dell’incontro con questa bimba che ha avuto in sorte una malattia genetica rara e complessa. Le prometto che farò il possibile per aiutarla. Abbiamo visitato circa 40 pazienti con problematiche otorino e delle vie respiratorie per l’inquinamento atmosferico legato ai gravi problemi dello smaltimento dei rifiuti. Anche i pazienti dermatologici sono stati numerosi (circa 50) con patologie prevalentemente di tipo infettivo-virale.

Questo giorno è dedicato al campo palestinese di NAHR EL BARED, a nord di Tripoli. Appuntamento con il direttore del campo al mattino presto. Lui ci scorta all’ingresso del campo, fortemente controllato dalla sicurezza libanese. La nostra macchina viene esaminata con attenzione dopo i nostri lasciapassare e per qualche attimo temiamo il peggio per le medicine che abbiamo nel cofano. Sarà il responsabile del campo a garantire ancora per noi e veniamo fatti passare. Al termine della lunga giornata di lavoro in una grande aula della scuola, chiedo quando sia arrivata fin là l’ultima volta una delegazione  di medici stranieri. Mi guardano con stupore gli interlocutori e non capiscono la domanda. Comprendo non senza emozione di essere I PRIMI IN ASSOLUTO AD AVER PRESTATO LA NOSTRA OPERA IN QUESTO MODO, venendo da così lontano….