CHI SIAMO

Siamo una Onlus nata “al contrario”, da un’esperienza di volontariato spontaneo e occasionale vissuto per caso in Libano. Sono dermatologa e, presentandomi nella sede della onlus locale che si occupa di progetti educativi nei campi profughi, ho messo a disposizione la mia professionalità laddove potesse servire. Mi è stato suggerito, non senza qualche iniziale perplessità colta sulle facce dei dirigenti, di essere scortata nelle scuole-container nate accanto agli insediamenti per  svolgere una serie di visite su bambini con evidenti patologie. Nessuno avrebbe scommesso sulla validità delle idee e soprattutto nessuno poteva credere ad un volontariato puro, non sostenuto da qualche organizzazione. Maria Luisa ed io: due donne sole con il bagagliaio pieno di prodotti e farmaci. L’esperienza è cominciata un giorno di febbraio 2016, mentre le montagne imbiancate di neve facevano da corona alla strada che attraverso la valle della Bekaa porta in Siria; quattro persone, fino ad allora poco più che sconosciute, percorrevano in macchina gli 80 km circa che li allontanavano da Beirut, legate solo da un filo sottile che definirei buona volontà, o curiosità, a seconda del punto di vista. Osama, un giovane siriano laureato in Legge, poco più che trentenne, che risiede in Libano da qualche anno perché obiettore di coscienza, probabilmente l’ispiratore e il mentore di tutto ciò che sarebbe venuto. Lina, donna libanese, nota come imprenditrice nel campo dell’editoria, famosa come scrittrice di novelle e fulgido esempio di evoluzione femminile in un paese che da questo punto di vista lascia un po’ a desiderare. E poi le sottoscritte: Maria Luisa, otorino di professione, e Lucia, dermatologa da poco pensionata, provenienti dall’Italia.
Ci aspettava un giorno dedicato ai campi profughi siriani nella Bekaa. Nel percorso lungo la strada in salita fino al valico e oltre, nessuno sapeva ancora come l’esperienza che avevamo davanti avrebbe cambiato definitivamente le nostre vite.
Eravamo tutti convinti che, una volta placata quella curiosità che spinge a voler vedere con i propri occhi, tutto sarebbe ritornato come prima; che le inevitabili differenze culturali (trattandosi di tre persone di nazioni diverse) e religiose (un druso, una musulmana sunnita e una cristiano-cattolica), al termine di questa giornata di condivisione, ci avrebbero riportato ognuno alla sua vita di sempre.
E invece.
Le emozioni che abbiamo vissuto insieme attraverso gli occhioni di questi bimbi siriani, sorridenti nonostante la condizione di sfollati e spesso orfani di guerra, ci hanno rapidamente trasformati interiormente e per sempre.
Osama non è riuscito a smettere di fotografare, di catturare le immagini che il suo occhio empatico e solidale riusciva a cogliere. Lina si è tolta subito dal polso il Rolex indossato da tempo, non riconoscendosi più nello stato antecedente. E noi, che non abbiamo potuto più smettere di pensare a come poter offrire la nostra opera anche quando la distanza avrebbe inevitabilmente posto fine a questo volontariato nato per caso.
Siamo stati catturati tutti e quattro, e letteralmente uniti da una forza superiore in un progetto che è diventato per noi inevitabile.
Nei 3-4 giorni operativi nella Bekaa sono stati visitati circa 300 bambini. Alle visite è sempre seguita la somministrazione di adeguate terapie, ove possibile, e sono state anche spunto per la formazione di medici siriani ed insegnanti delle scuole operanti  nei campi.

A questa prima esperienza, sono seguite altre 3 missioni nel corso dell’anno. Ogni volta è stata occasione per fare di più e meglio, comprando (con i nostri soldi e di pochi amici) i farmaci o i materiali che via via si sono resi sempre più necessari come stampelle, sedie a rotelle, occhiali per bimbi scambiati per poco intelligenti ma che in realtà erano solo ipovedenti.

Perché una ONLUS?

L’esigenza di costituire questa onlus nasce da qui: dall’esperienza!
Mi sono ben presto resa conto che le mie risorse non sono sufficienti per soddisfare le esigenze di tutti, anche e soprattutto perché il campo di azione si era esteso ben oltre la dermatologia. La necessità spaziava dalla chirurgia alla ginecologia , alla rieducazione motoria, e tante altre branche mediche. È nato quindi il desiderio di fare di più.

Perché questo nome: Second Generation Aid?

Perché sono stati chiamati a raccolta i nostri figli, figli di una seconda generazione, nati in Italia da genitori che nella loro vita (almeno uno dei due) hanno fatto esperienza della migrazione, dell’incontro con nuove culture e dell’integrazione. Il ponte gettato tra due culture dai genitori è come un testimone che ora viene raccolto dai giovani in una sorta di percorso di ritorno, caratterizzato dal servizio e dalla disponibilità.

Qual è il nostro obiettivo?

Il nostro obiettivo è cercare di portare salute e farmaci proprio negli insediamenti, dove gli aiuti internazionali, soprattutto di questo tipo, arrivano con grande difficoltà. Nel nostro statuto non c’è preclusione di attività, se non la precisa volontà di non avere fini di lucro personali.
Nel futuro vorremmo poter esercitare la formazione necessaria ai medici locali o ai tutori della salute nei campi, occupandoci di una medicina specialistica di prossimità e dando finalmente delle risposte alle aspettative dei siriani nei campi.
Il nostro team di volontari è composto da una ginecologa, un urologo, un internista, un odontoiatra, un chirurgo maxillo- facciale, un oculista, un torino e un dermatologo: tutti pronti a partire per dedicarsi ad una visita di massa nelle scuole (e non solo nelle scuole).

Dott.ssa Lucia De Conno (Presidente di Second Generation Aid)

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